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Eremi

Gli eremi in terra d'Abruzzo
Complesso monastico di Santo Spirito a Maiella La Maiella rappresentò nei secoli un naturale rifugio per la vita ascetica di tanti religiosi.
Selvaggia, piena di anfratti e di grotte asciutte, ma al tempo stesso vicina a Roma capitale della cristianità, essa isolava e, contemporaneamente, permetteva una vita spirituale comunque legata al Vaticano.

Già nei secoli anteriori al Mille la montagna della Maiella è la sede preferita per i ritirispirituali, in un periodo - il medioevo - in cui l’ascetismo
ebbe una forte espansione in tutte le classi sociali. E spesso le stesse grotte rupestri si trasformarono in eremi quando non addirittura in vere e proprie abbazie.

Un forte impulso in questo senso lo dette, nel XIII secolo, Pietro da Morrone, il futuro Celestino V papa del “gran rifiuto”, che trasformò i molti eremi o grotte abitate nei secoli precedenti in chiese e luoghi di culto, riportando molte comunità monastiche al rigore originario e creando nuovi ordini.
Il risultato fu che si creò un movimento religioso che dalla montagna della Maiella s’irraggiò in tutto il Meridione. L’eremo di S. Spirito a Maiella, nei dintorni di Roccamorice, si presenta particolarmente articolato, in quanto sfrutta un enorme sgrottamento della grande parete rocciosa alla quale è addossato.

Più vicino a Roccamorice, ma nella stessa valle del precedente, è l’eremo di S. Bartolomeo in Leggio, ricostruito da Pietro da Morrone nel XIII secolo; anche questo fu addossato a una parete rocciosa sfruttandone lo sgrottamento.

Situata poco sotto l’eremo di S. Bartolomeo in Leggio è la grotta rupestre Ermanno De Pompeis, abitata da popolazioni paleolitiche; gli scavi hanno portato al ritrovamento di circa 20.000 manufatti in pietra, risalenti a quasi 14.000 anni fa, che sembrano confermare l’ipotesi di uno sfruttamento del sito come cava e officina per strumenti litici.

Nei dintorni di Caramanico Terme, l’eremo di S. Giovanni, interamente scavato in una parete a strapiombo, fu l’estremo rifugio di Pietro da Morrone. L’ingresso è vertiginoso, e occorre strisciare sulla stretta cengia rocciosa a sbalzo su uno strapiombo di 20m; all’interno, l’antro si presenta con due cellette, l’altare è anch’esso un lavoro di scalpello, come pure il semplice ma ingegnoso sistema idrico che permette la raccolta dell’acqua piovana mediante scanalature e vaschette di decantazione.

Sotto una parete calcarea dei dintorni di Serramonacesca e nei pressi di una Piccola fonte, l’eremo di S. Onofrio è davvero suggestivo se si pensa che l’eremita viveva nella grotta oggi dietro l’altare. Infatti, proprio lì è la culla di S. Onofrio, con due conchette consumate dalle ginocchia del santo durante le preghiere.
Vicinissime all’antica chiesa di S. Liberatore a Maiella a Serramonacesca, le tombe rupestri di S. Liberatore sono ricavate in nicchie scavate nel calcare delle pareti che contornano il letto del fiume Alento come sepolture dei primissimi eremiti.

Allo stesso complesso religioso sono legate le grotte di S. Liberatore, strano e ancora misterioso insieme di vani scavati nella roccia. Il sistema di canaletti esterni scavati con lo scopo di non far penetrare l’acqua piovana all’interno delle grotte, forse serviva come cellette per la meditazione e l’isolamento o come sepolture ingegnose nella loro semplicità.

(tratto da www.provincia.pescara.it)
Vista di un eremo



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